Oi Va Voi live@Live Trezzo sull’Adda 15 ottobre
Oi Va Voi live@ Live Trezzo Sull’Adda 15 ottobre

Finalmente ho capito. Ho capito quando gli Oi Va Voi sono diventati Oi Va Voi.
E’ successo quando i tre fondatori del gruppo Josh Breslaw, Nik Ammar e Steve Levi, hanno visto sul palco le loro musiciste: la new entry Bridgette Amofah alla voce, Anna Phoebe al violino e Lucy Shaw al basso e, vedendole suonare insieme hanno esclamato “Oh buon Dio!” (Oi Va Voi appunto!!). Prima un nome vero non l’avevano. Poi é tutto stato più chiaro e il loro ingresso sul palco del Live di Trezzo sull’Adda l’altra sera, ha chiarito le idee anche a noi.Pochi ma calorosissimi spettatori di questo atteso live.
L’intro di Photograph precede l’ingresso dei musicisti, parte poi l’incantevole interpretazione di Bridgette.
Il ritmo incalza piano, piano, con brani come” Travelling the face of the globe” che da’ titolo anche all’album o la coinvolgente “long way from home” con chitarre tra lo ska e il surf e un clarino che ci prende e già ci fa agitare le natiche.
Le due frontwoman del gruppo si spalleggiano, si guardano e sensuali si muovono sicure tra le note della tradizione klezmer così come tra le note più intime di brani come Refugee o di Foggy Day.
Anna Phoebe con il suo violino dirompe in ogni brano con una forza e un’eleganza quasi imbarazzante. La spontaneità e la facilità con cui riesce a cambiare registri musicali fa quasi pensare che suonare il violino sia come bersi un bicchiere d’acqua.
Ogni pezzo dal vivo risulta ancora più godibile che su disco. Gli arrangiamenti sono più caldi e le sonorità più pastose e meno elettroniche e fredde, dando anche molto spazio ai due fiati, tromba e clarino.
Anche quando la vocalist lascia lo spazio a Levi per introdurre Every Time tutto è perfettamente congeniato.
I know what you are resta il simbolo di questo metissage culturale dove tradizione e contemporaneità si fondono a pieno. Le due voci si intersecano su questa melodia malinconica, il violino accentua questi sentimenti e noi accettiamo questo farci cullare e trasportare in una dimensione che potrebbe anche non appartenerci ma che loro riescono a rendere famigliare e innovativa.
L’energia è arrivata fino alle nostre pance, loro ne sono consapevoli e con sorrisi maliardi lasciano il palco ahimè senza nemmeno un bis. Ok. Domani mi compro un violino.


