Il gruppo Rock Pop più in vista del momento finalmente arriva in Italia enoi c’eravamo.
Dopo anni di carriera passati a sfornare dischi a sei zeri e a suonare in giro per il mondo, i Fall out boy finalmente scelgono Milano come unica data italiana per promuovere il loro ultimo lavoro chiamato “Folie a deux”.
L’atmosfera che mi si presenta una volta dentro il palazzetto, che è quasi completamente pieno, è carica di elettricità, sembrava la fine di una lunga attesa durata anni.
Aprono il concerto i milanesi Hey hey radio, seguiti dagli svedesi The sounds che tengono occupato il palco per una trentina di minuti, dopodichè, in perfetto orario, iniziano i Fall out boy.
Le luci si spengono e partono i tamburi, lo show inizia con una spettacolare intro di batteria che si unisce alla prima traccia dell’ultimo disco “Disloyal Order Of Water Buffaloes” seguita da un altro grande successo, “Thriller”, del loro precedente lavoro “Infinity on high”.
Il concerto scorre bene, il giovane pubblico conosce tutte le canzoni, anche quelle appartenenti ai primi dischi, e canta a squarcia gola ogni singola parola, tant’è che ad un certo punto la band si scusa per non esser mai venuta prima in Italia e ricambia l’affetto con un’esibizione praticamente impeccabile e piena di energia, condita da un suono perfetto e una coreografia di luci con tanto di chitarre luminose veramente di grande effetto.
L’esibizione continua con altri grandi singoli come “I don’t care” e “America’s Suitehearts” ma anche con una storica cover di Michael Jackson “Beat It” che da molto tempo ormai viene inserita in scaletta. Dopo un’ora di concerto i Fall out boy si concedono una breve pausa, durante la quale il pubblico sembra non voler aspettare ed inizia a richiamare sul palco la band. Scortati da guardie del corpo e rodie ritornano on stage, aprendo la seconda parte del concerto con “Thx for the momeries” durante la quale il cantante Patrick Stump si lascia andare in splendide variazioni e assoli di voce.
Ed è proprio a quel punto che capisco che non si tratta più della stessa band punk-rock che nel 2000 si esibiva nei club di Chicago promuovendo “Take this to your grave” il loro primo lavoro, ma che mi trovo a vedere delle vere e proprie celebrità che hanno raggiunto livelli musicali altissimi. Lo show termina, dopo circa un’ora e un quarto, con “Saturday” uno dei primi loro grandi successi che fa letteralmente esplodere il pubblico, il bassista e leader dei Fall out boy Peter Wentz, lancia in aria il basso, acchiappato prontamente da uno dello staff, e si lancia nel pubblico cantando insieme ai fans l’ultima parte gridata della canzone.
Dopo aver lanciato plettri, bacchette e regalato scalette ai fans più accaniti della prima fila, la band si dirige nel backstage pronta ad affrontare la prossima data di questo fittissimo tour mondiale, lasciandomi con la sensazione di aver visto uno dei più grandi gruppi di questi anni che ha scelto una strada tutta in salita.
Ho avuto l’onore di ascoltare il nuovo album dei Prodigy il giorno stesso in cui è uscito e vi garantisco che ero curioso ed emozionato come una teenager che fa la fila per acuistare un cd dei Backtreet Boys.
Ho conosciuto i Prodigy nel 1997, primo anno di MTV in Italia. Si era apeto un nuovo mondo per me, giovane quattordicenne musicalmente ignorante nel senso che misconoscevo molte realtà che in seguito sarebbero diventate un must. Ringrazio quindi MTV e ringrazio me stesso che dopo aver appreso i fondamenti basilari dell’ascoltatore, ho saputo allontanarmene seguendo i miei istinti e le mie preferenze soggettive.
Nel 1997 su MTV vidi il video di “Firestarter”. Devastante, guardavo la televisione con occhi sbarrati, quel Keith Flintcon la lingua perennemente di fuori e la faccia da pazzo mi inquietava.
Corsi a comprare “The Fat Of The Land” originale…e fu amore!
Quella musica era la perfezione stilistica…groove, melodia, cattiveria. Non potevo chiedere di meglio.
Ora ho tra le mani “Invaders Must Die”, nuovo album uscito durante il mese di Febbraio e posso subito dire come i Prodigy siano cresciuti a livello creativo, cosa che sembrava impossibile visti gli alti livelli degli album precedenti (”The Prodigy Experience” e “The Fat Of The Land” su tutti, ma adoro anche “Always Outnumbered, Never Outgunned” con canzoni come “Girls” e “Spitfire”). Quello che sento è un perfetto riassunto di tutto il percorso che i nostri hanno intrapreso in questi anni di carriera, riuscendo anche questa volta a non essere scontati e semplicemente “revival di se stessi”.
Pezzi che martellano, che fanno saltare, ballare e cantare. Stupenda “Thunder”, terza traccia del cd con uno spirito reggae misto al beat tipico dei Prodigy. Menzione anche per “Warriors Dance” in cui possiamo ascoltare echi della musicadance degli anni ottanta e per “Run With The Wolves” frutto di una collaborazione con Dave Grohl (Foo Fighters/Nirvana) alla batteria. Si chiude con “Stand Up” che più che un pezzo dei Prodigy sembra una traccia uscita da un album di Fatboy Slim; questo non vuol dire che non sia valida, e sicuramente ci fa spegnere lo stereo col sorriso.
Molto spazio al cantato rispetto ai precedenti lavori, molto più groove, molta più contaminazione quasi come in “The Fat Of The Land”.
Insomma un ottimo e gradito ritorno ad altissimi livelli per i Prodigy, sempre pronti a regalare ai fan prodotti qualitativamente eccellenti sotto il profilo musicale e innovativo, capaci di adattarsi ai tempi e di essere originali senza scadere nella banalità di molte band che ormai arrivate al quinto album non sanno più cosa dire.
Complimenti!
Scritto Mercoledì 4 Febbraio 2009 da Lara Morandotti
Esistono un sacco di band estremamente interessanti che producono musica davvero particolare, mix di generi che creano un risultato coinvolgente e sorprendente.
Una di queste si chiama “Circo Abusivo”.
La loro è una musica errabonda e vagabonda, vagante tra suggestioni mitteleuropee, armonie gitane, sfuriate punk e tradizione italiana, tra il beat nostrano e le colonne sonore di certi filmetti soft-porno anni 70…una musica che potrebbe essere stata creata da un complesso da balera di cinquant’anni fa se i musicisti oltre al liscio avessero ascoltato altre cose. è la musica del CIRCO*ABUSIVO!
Cultori del riciclo sonoro, onnivoro… con la passione per il colpo di teatro e la citazione a tradimento!
Zingari, soprattutto nello spirito, randagi lungo le strade della contaminazione…strade battute dai poeti, dai romantici e dai vagabondi… strade su cui si incontrano maestri e amici.. tanti amici, come Tonino Carotone o i Gogol Bordello, con i quali il CIRCO*ABUSIVO divide spesso il palco e la strada…siòre e siòri, mettetevi comodi, lo spettacolo va a incominciare!
Scritto Giovedì 15 Gennaio 2009 da Alessandro Frisario
E’ tra i più visti di YouTube il video di Marathon, nuovo singolo dei The Ettes, band di punta della “Take Root Record“, etichetta di San Francisco dotata di gran gusto e modernità.
Si chiamano Coco, Poni, e Jem i componenti deiThe Ettes, tre energici musicisti newyorkesi che però si incontrano nella leggendaria Los Angeles nel tardo 2004.
Ispirati dagli Stooges, Ramones, Kinks ed i mitici Rolling Stones ma anche dal country melodico degli anni ‘50 e i ‘60 come Patsy Cline e Nancy Sinatra, il sound degli Ettes è stato definito da loro stessi come “beat-punk rock-and-roll“, ovvero una perfetta sintesi del meglio della storia della musica, una sorta di meltin’ pot creato dai più energici pensieri musicali, quelli che hanno cresciuto più generazioni, quelli sani e duri, quelli che ci emozionano e violentano.
Coco, Poni, e Jem conoscono Liam Watson (produttore dei White Stripes, The Kills) e registrano nei Toerag Studios di Londra il loro primo album “SHAKE THE DUST” nel 2006 (Sympathy for the Record Industry).
Ma è grazie a “LOOK AT LIFE AGAIN SOON” pubblicato da Take Root Records nel 2008 che ottengono la meritata visibilità nel mondo ma sopratutto su youtube !
Aspettiamo con ansia il 45 giri che uscirà a marzo grazie a Dan Auerbach, produttore della THE BLACK KEYS. Clicca qui per acquistare il dvd