Esce venerdì 16 ottobre nelle radio italiane
“This Ain’t gonna work”
il nuovo singolo di Alain Clark
Un bellissimo brano soul dal gusto squisitamente retrò.
Alain Clark, cantante soul di Amsterdam, è già quel genere di superstar che non può più permettersi di andare in giro per la città senza essere riconosciuto, grazie a tre delle canzoni più di successo del 2008. In un anno in cui ha risieduto stabilmente nella TOP 10 delle canzoni più vendute, ALAIN CLARK si è trasformato da sconosciuto supporter delle date olandesi di Amy Winehouse a star di prim’ordine capace di riempire le arene da solo aggiudicandosi, inoltre, due di più prestigiosi award musicali nazionali.
Il successo non è arrivato però all’improvviso, è bensì il prodotto di quasi 10 anni di duro lavoro e delusioni. Partito dalla cittadina di Zandvoort, sulla costa olandese, Alain Clark si trasferisce al sole di Los Angeles con la speranza di coronare il suo sogno musicale.
“Se sei un ragazzo che non viene dagli Stati Uniti, devi farti sentire chiaramente” ricorda con un sorriso ironico, “non devi farti prendere in giro, devi essere sicuro di sapere esattamente cosa succede”.
Dopo vari incontri con major discografiche e uno showcase andato molto bene, sembrava che il sogno di Alain si stesse per realizzare. Ma nel mondo della musica i sogni possono dissolversi alla stessa velocità con cui compaiono. Purtroppo per Alain, questo si è ripetuto spesso nel corso degli anni successivi. “Se succede una o due volte, ci passi sopra, vai avanti e ti rafforzi. Ma dopo tre, quattro, cinque volte ti demoralizzi un po’” racconta con la sua innata determinazione. “Ma allo stesso tempo mi sentivo fortunato, perché avevo capito che nessuno poteva togliermi la gioia di stare dietro al mio piano o alla mia chitarra a scrivere canzoni”.
Nonostante la sua evidente passione per la musica, Alain si è trovato per diversi anni a non riuscire ad andare avanti. Ritornato a casa, si è trasformato in esperto produttore e compositore creando successi locali per artisti olandesi che gli hanno garantito una certa indipendenza economica ed esperienza. Per conferire solide basi all’album, in seguito intitolato “Live it out” e pubblicato dall’etichetta indie Eight Ball Music, Alain torna a Los Angeles e coinvolge il leggendario batterista Steve Gadd (”ha suonato nella maggior parte dei dischi dei miei idoli!”) e il bassista ed amico Kevin Wyatt (Terence Trent D’Arby, En Vogue). La registrazione è stata poi completata ad Amsterdam, nel suo studio di casa.
“Non ho voluto scendere a compromessi con quest’album. Con le produzioni che ho fatto per gli altri artisti, ho capito che spesso si è costretti da certi budget o dalle idee dell’artista o della casa discografica. Essendo però questo il mio album, ho deciso di farlo esattamente come volevo.” Il risultato è, come dice lui stesso, “un suono soul retrò basato sui fondamenti della Tamla Motown, alla quale appartenevano molti prolifici musicisti, vere canzoni e nessun segno di trucchetti digitali”.
Il suono della Motown è molto evidente nel primo singolo dell’album, “This ain’t gonna work”, che annunciava l’arrivo nelle classifiche di Alain Clark, piazzandosi velocemente al #3 della chart olandese. I singoli successivi – “Father and friend” (#2), “Blow me away” (#8), “Fell in love” (#10) – hanno consolidato la reputazione di Alain e portato l’album “Live it out” ad aggiudicarsi il doppio disco di platino, posizionandosi al # 2 della classifica di vendita e permanendo nella chart per un numero incredibile di settimane. “Live it out” è stato acclamato dalla critica in modo unanime, si è guadagnato i prestigiosi Rembrandt Prize e il Megaward. Alain Clark è stato anche la star della cerimonia dei premi indetta dalla radio nazionale 3FM, dove è stato premiato per il Miglior Singolo (per “Father and friend”), Miglior Cantante Maschile e Miglior Nuovo Artista.
Ispirato da un casuale commento di un amico, la hit più forte dell’album è “Father and friend”, una toccante ballata nella quale Alain duetta con suo padre, Dane – anche lui musicista, che faceva parte di una cover band di artisti come Otis Redding, Sam & Dave e James Brown.
“Sono sicuro che mio padre non si aspettasse di cominciare una nuova carriera a 61 anni. Non lo cercava nemmeno, lui ha il suo lavoro di ingegnere alla KLM. Scommetto che non si sarebbe mai aspettato di suonare davanti a 35.000 persone.” Aggiunge ridendo Alain. E il successo del singolo ha reso particolarmente orgogliosa sua mamma. “I suoi due ragazzi insieme sul palco a cantare le loro cose!”.
Da ragazzo, Alain non aveva idea di quanto sarebbe stato influenzato dal lavoro di suo padre. “Dovevo avere 4 o 5 anni…mia mamma ha questa registrazione di me, che dico – non sarò mai un cantante, non voglio, lo odio!” ride Alain. “ma sono sempre stato circondato dalla musica e, ripensando a quei tempi, sono molto contento di esserlo stato”.
E adesso che il suo successo sta per superare i confini nazionali, quell’influenza continua ad essere di vitale importanza.
“A volte, quando sono in studio o sul palco o sto scrivendo una canzone, penso alla band di mio padre. Cosa suonerebbero oggi? Da cosa si farebbero ispirare? Riesco a vedere i singoli musicisti e improvvisamente tutto mi è chiaro. E’ come una piccola magia, ciascuno fa la sua parte, ma insieme si crea qualcosa che non è possibile individualmente.” Afferma con un largo sorriso. “Questo è quelle che veramente mi ispira.”
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