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Recensione Fall Out Boy al Palasharp di Milano

Immagine 3Il gruppo Rock Pop più in vista del momento finalmente arriva in Italia enoi c’eravamo.
Dopo anni di carriera passati a sfornare dischi a sei zeri e a suonare in giro per il mondo, i finalmente scelgono come unica data italiana per promuovere il loro ultimo lavoro chiamato “Folie a deux”.
L’atmosfera che mi si presenta una volta dentro il palazzetto, che è quasi completamente pieno, è carica di elettricità, sembrava la fine di una lunga attesa durata anni.
Aprono il i milanesi Hey hey , seguiti dagli svedesi The sounds che tengono occupato il palco per una trentina di minuti, dopodichè, in perfetto orario, iniziano i .
Le luci si spengono e partono i tamburi, lo show inizia con una spettacolare intro di batteria che si unisce alla prima traccia dell’ultimo “Disloyal Order Of Water Buffaloes” seguita da un altro grande successo, “Thriller”, del loro precedente lavoro “Infinity on high”.
Il scorre bene, il giovane pubblico conosce tutte le canzoni, anche quelle appartenenti ai primi dischi, e canta a squarcia gola ogni singola parola, tant’è che ad un certo punto la band si scusa per non esser mai venuta prima in Italia e ricambia l’affetto con un’esibizione praticamente impeccabile e piena di energia, condita da un suono perfetto e una coreografia di luci con tanto di chitarre luminose veramente di grande effetto.
L’esibizione continua con altri grandi singoli come “I don’t care” e “America’s Suitehearts” ma anche con una storica di It” che da molto tempo ormai viene inserita in scaletta. Dopo un’ora di i si concedono una breve pausa, durante la quale il pubblico sembra non voler aspettare ed inizia a richiamare sul palco la band. Scortati da guardie del corpo e rodie ritornano on stage, aprendo la seconda parte del con “Thx for the momeries” durante la quale il cantante Patrick Stump si lascia andare in splendide variazioni e assoli di voce.
Ed è proprio a quel punto che capisco che non si tratta più della stessa band punk-rock che nel 2000 si esibiva nei club di Chicago promuovendo “Take this to your grave” il loro primo lavoro, ma che mi trovo a vedere delle vere e proprie celebrità che hanno raggiunto livelli musicali altissimi. Lo show termina, dopo circa un’ora e un quarto, con “Saturday” uno dei primi loro grandi successi che fa letteralmente esplodere il pubblico, il bassista e leader dei Peter Wentz, lancia in aria il basso, acchiappato prontamente da uno dello staff, e si lancia nel pubblico cantando insieme ai fans l’ultima parte gridata della canzone.
Dopo aver lanciato plettri, bacchette e regalato scalette ai fans più accaniti della prima fila, la band si dirige nel backstage pronta ad affrontare la prossima data di questo fittissimo , lasciandomi con la sensazione di aver visto uno dei più grandi gruppi di questi anni che ha scelto una strada tutta in salita.

A cura di Dario Zanaboni

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